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mercoledì 22 settembre 2010

Sant'Angelo sul Sile (Treviso), Augusto Betteti detto S-ciopetin

Nato nel 1920




Nastro 1985/2 - Lato A    (da 19:03 a 26'19'' - ascolta l'audio)                     6 gennaio 1985
Comisso, l'hai mai sentito nominare? Ha fatto il libro della guerra con mia mamma! In tempo di guerra (seconda), quando c'erano allarmi per il bombardamento, Comisso veniva in bicicletta da Zero - che aveva una villa a Zero - e si fermava da me, perché gli ho riparato anche due fucili. E abbiamo fatto amicizia; veniva là, si sedeva e si scriveva tutti gli appunti e mia mamma le spiegava tutta la storia della guerra...
Che per la strada qua sono passati dodicimila prigionieri in tempo di guerra, nella guerra '15-'18 e li portavano a Scorzè [passando] per Canizzano, Quinto, Zero ... davanti e dietro c'erano i nostri soldati, con i cavalli, e loro a piedi. Mia mamma era Maria Betteti.
Ricordo che diceva mia mamma che quando passavano tutti questi soldati ... in casa avevano un po' di roba, di polenta, di pane, e l'hanno portata fuori a questa povera gente che passava, pieni di fame, che venivano dal Piave.
Anche se erano tedeschi...
01:17 Però non gli davano da mangiare, non ricordo, se erano gli ungheresi ... perché loro maltrattavano i nostri soldati, quando li prendevano li ammazzavano.
E allora tutte le famiglie, chi aveva polenta, chi aveva qualcosa ... facevano questa polenta e gli davano quel che avevano. Sono passati in dodicimila in una sola giornata; hanno iniziato al mattino e fino alla sera, a piedi.
Era verso la fine della guerra. 
Mia madre all'epoca avrà avuto 24-25 anni... 
02:12 ... e durante l'ultima guerra ha conosciuto questo Comisso che era venuto a casa mia a riparare due fucili.
Comisso chiedeva, e mia madre gli raccontava morte e miracoli della guerra. Le famose incursioni aeree austriache. Il bombardamento della stazione di Treviso da parte degli austriaci, il conte che è cascato con un altro aereo qua a Treviso (la contraerea gli ha sparato e l'ha buttato giù), [Francesco] Baracca che sopra il campanile di Sant'Angelo (mi diceva anche mio nonno) ha fatto una battaglia con un altro che è durata un quarto d'ora di sicuro, che si sparavano a destra e a sinistra e loro si mettevano nascosti dietro il campanile. Era Baracca e non so chi sia stato l'altro, e poi quell'altro è caduto: ha perso un'ala sopra il ponte di San Martino e lui deve essere caduto verso la Fiera, da quelle parti là. Morto. Era un conte, era uno ... un signore, anche. Austriaco.
Mia mamma era nata e vissuta qua, abitava da Piovesan e Comisso veniva quando io ero nella villa Fossati (Marinello), mentre villa Letizia era villa Carmignani, la signora Carmignani, che aveva un sacco di roba imbalsamata, uccelli, volpi ... e alla domenica andava a messa con una piccola carrozza a Sant'Angelo. 
04:30 Il libro di Comisso poi ha fatto strada. So che ha riportato gli episodi raccontati da mia mamma, ma non so se abbia ricordato il suo nome, perché io non ho mai visto quel libro.
A casa nostra, di sopra, c'era il comando del Genio Ferrovieri, sul granaio, addetti alla stazione di Treviso; mentre da Condotta deve esserci stata [la cavalleria].
Poi il famoso trecento e venti, che è arrivata la granata qua da Artuso, due da Reato e una da Florian e una al cimitero di San Giuseppe. 
La spagnola. Anche mia mamma l'ha presa. L'hanno fatta fumare il sigaro, mio nonno: sigari e chinino. Con sigaro e chinino se l'è cavata, perché nelle famiglie morivano anche tre in una giornata...

venerdì 7 maggio 2010

Intervista a Prospero Vieceli

Nato nel 1907 a Fonzaso, dove risiede.

Nastro 1999/5 - Lato A  [da 12:45 su nastro originale]               17 settembre 1999

Tutto qua! (mi mostra la fronte) ... è il periodo della prima guerra mondiale.
D. Cosa si ricorda?
R. De tút!
Siamo stati un anno senza gli italiani, siamo stati qua sotto i tedeschi. Ah, mi ricordo come fosse adesso...
La nostra casa è del 1902, rimasta intatta con la guerra, non ha subito alcun danno.
I tedeschi, a quel tempo, erano presi malamente e soffrivano tanto, sta povera gente...
Gli italiani in ritirata, venivano avanti con le mani in tasca, perché l'Austria e i suoi amici erano presi tutti dalla fame, ed erano vestiti come i mascalzói, sti póri soldadi. Mi ricordo come fosse adesso.
Io li ho visti gli aviatori italiani, che buttavano giù gli aeroplani tedeschi. Noi non sapevamo se fosse Baracca, ma sapevamo che era italiano, che gliele dava ai tedeschi. Si vedevano questi aerei dove ci sono quelle colline, quelle montagne là, a Roccon. Però ha sbagliato anche Francesco Baracca: quando non trovava più aeroplani tedeschi, andava dentro per le trincee a bombardarli, a mitragliarli, la povera gente. Povera gente sì, ma avevano lo schioppo anche loro e gli hanno tirato e l'hanno preso; ma era tanto che lo faceva, finché una volta gli è capitato così, a Francesco Baracca!
D. Quando gli italiani sono scappati...
R. Non scappati. Un anno prima che finisse la guerra il nostro esercito era a pochi metri da Trento; il General Cadorna li ha fatti tornare indietro e per qua sono passati gli alpini, la fanteria, di tutte le specie. Cannoni tirati a mano, con quelle piastre là, di ferro, che facevano sblif sblaf.
Io andavo, scalzo, a vedere questi poveri alpini che tornavano indietro. Erano contenti, anche ... però una cosa devo dire ... quelli che erano del 7° alpini qua di Feltre, a tornare indietro e lasciare tutte le famiglie qua ... hanno preso le armi, le hanno date agli ufficiali e sono scappati su per le montagne.
Sono rimasti qua, e a Fonzaso ne avevamo 16-17 del paese, di Frassené, di Arten. Erano tutti su di qua, senza armi, scappati. Loro hanno detto così: «Se noi lasciamo le nostre famiglie - ce n'erano anche di maritati, a quel tempo - in mezzo ai tedeschi, andiamo a combattere perché? Quando qua ci hanno lasciato le nostre famiglie sotto i tedeschi» ... e sono rimasti qua; e gli ufficiali a corrergli dietro...
Quando poi è finita la guerra, sono tornati nell'esercito di nuovo e li hanno mandati a casa come gli altri. Gli ufficiali avrebbero ovviamente voluto che restassero con loro.
Gli italiani avevano fermato i tedeschi sul Col di Lana, che là è stato il cimitero dell'Italia e sul Piave e sul Grappa.
D. Ma dove si nascondevano questi soldati che erano rimasti qua?
R. Su per le montagne, sull'Avena, sul Monte Avena, a nord di Fonzaso, sei sette km a nord del Grappa in linea retta.
Per mangiare venivano giù, di notte ... e c'era mio padre che veniva dalla campagna con un cesto di pomidoro di quelli piccoli, perché una volta non c'erano mica pomidoro grandi, c'erano di quelli piccoli, selvatici; e se li mangiavano come... Venivano qua, dentro su questa cucina, in sette otto di Fonzaso. E la polizia dei tedeschi? Guai a Dio... !
Mio padre si chiamava Giacomo Vieceli detto Baracca. Adesso le racconto anche il perché si chiama Baracca ... [mi racconta dell'emigrazione di suo padre in America, Stati Uniti, nelle miniere di carbone, dove gli pesavano giorno per giorno, ogni sera, quanto carbone avevano scavato, lavoro a cottimo ... di come si fosse sposato, senza neanche un soldo andando in prestito del vestito ... e poi si fosse fatta la casa ... ma non era riuscito a coprirla del tutto e in paese gli dicevano che sembrava una baracca. Così ritornò ad emigrare finché riuscì a finire la casa, nel 1902. Ma intanto il soprannome rimase...]

C'erano le compagnie degli alpini che cantavano questa storia qua: [canta]

El general Cadorna l'ha scritto alla regina
se vuoi vedere Trento prendi la cartolina
bim e bim e bom...

... e io gli correvo dietro, scalzo, perché mi piaceva sentirli cantare.
Loro venivano giù contenti, poverini, perché marciare (via) dal fronte è una bella cosa, perché io l'ho provato, nella seconda guerra.
Andavano dove li portavano, perché si sono fermati qua su in provincia di Belluno, perché il Grappa è in provincia di Belluno.
E un'altra storia cantavano, che mi ricordo come fosse adesso ... ma è bella questa qua:

Su in cima a quelle Alpi c'è la neve
rossa di sangue, sangue italiano
c'è l'Austria che la stringe a mano a mano
ma la vendetta non tarderà
gioia mia...

Eh, i soldati!

gioia bella se tu mi ami
non più l'Italia tu devi amare
le Alpi nostre è il nostro amore
Trento e Trieste veniamo a conquistar
bum, bum, bum...

Non è bella questa qua?

Mi ricordo della fame (me ricorde de la fam). C'erano [gli abitanti] di quei paesotti del Grappa verso il nord. Erano capitati qua [profughi], chi trovava una casa e chi niente. Ma casa che? Sui fienili bisognava che dormissero, altro che profughi. Non era come adesso che li aiutano, una volta non la aiutavano la povera gente, no, non è neanche da pensarci. E allora, poverini, erano senza mangiare, senza case e famiglie magari di quattro cinque ragazzi. Qua ... fame!
Per dormire si arrangiavano come potevano. C'erano dei barchi di paglia, una volta - che adesso non ci sono più - il tetto era in paglia e sotto c'era il fieno, e dormivano là.
D. Anche d'inverno?
R. Sono stati là poco. Poi sono venuti gli italiani e sono andati ancora a casa sua. [?]
D. Di che paesi erano?
R. La Rocca, Arsiè, Mellame. Tutti quei paesotti da quelle parti là verso il Grappa.
Da mangiare non ce n'era. Morivano di fame, e noialtri poco da mangiare anche noi. Perché mia madre e mio padre avevano iniziato a nascondere il sorgo sotto il fieno, sotto quello e sotto quell'altro, così noi ce la siamo anche cavata un po' alla meno peggio. Ma do mesi, sior, fam!
D. Finché non è arrivato il nuovo raccolto?
R. Ecco, finché non è arrivato il nuovo raccolto... 
Quello che non avevano mangiato questi poveri tedeschi! Che mangiavano le pannocchie, le abbrustolivano e poi le mangiavano come dei bussolà.
C'era tutta la povera gente che veniva per le strade. Eh, adesso non c'è più nessuno! La povera gente, erano tutti coltivatori ... perché ce ne sono delle storie, avrei da raccontarle tante robe! 
Perché una volta qua in paese c'erano cinque-sei signori e dominavano tutto il paese e i contadini. La povera gente che doveva lavorare per loro il sorgo (granoturco): due pannocchie per il padrone e una a quello che aveva lavorato. Non mezzo e mezzo, così erano le terre, qua! E quando che la gente, come mio padre e tanti altri sono andati in America, in Francia, in Svizzera ... allora (i signori) hanno iniziato a vendere la terra. Perché ce n'era della terra, ce n'era tanta!
D. Chi erano questi signori?
R. Bianco, Elpansch [?] - di origine tedesca, Mengotti e poi ancora ma non mi ricordo più ... erano loro. Quelli che avevano le donne belle, quelli che avevano qualcosa di più degli altri. Perché qua c'erano delle belle donne, sa... Adesso no, eh ... anche se mia nuora, che è venuta a trovarmi questa mattina, è così ben fatta che mi tocca guardarla! È della bassa Italia, è una calabrese, di Monte Folone [Mottafollone] in Calabria...
D. Dopo Caporetto, i signori sono rimasti qua?
R. I é marciài subito, tuti i é marciài... [sono scappati subito, tutti sono scappati], prima che venisse la ritirata. Tuti i é marciài.
D. E il sindaco, chi era il sindaco?
R. Sior, podaria [potrei] anca parlar mal? Qua c'era sindaco uno che saranno stati sei sette anni che era sindaco e ormai non potevano più cambiarlo, perché non poteva ... la povera gente, niente da fare. E lui faceva a modo suo. Aveva le mani ... io dico che aveva le unghie lunghe come i brink [?] de la stalièra, la stalièra, quella che pesa [stadera]. Io dico che aveva le unghie lunghe così. Ladro! Era uno da maritare, era d'accordo con il prete; perché io non ci credo niente ai preti, io sono stato combattente ma non ho mai ucciso nessuno, e sono combattente. E neanche del male ne ho mai fatto, perché ho fatto anche tre anni la ultima guerra qua [...] io sì che sono stato chiamato. Mi hanno tenuto là tre anni, con tre figli qua, e la moglie e mia madre; ma io non ho fatto del male a nessuno.
D. Mi racconti di questo sindaco, da sposare...
R. Il suo nome è anche scritto fuori della sua casa, dove "ha lasciato" ... sulla piazza dei Frati, l'ultima piazzetta per andare in Primiero, là c'è un'insegna grande dove è scritto il suo nome.
Quello era un ladro di prima qualità, finché è arrivata la morte anche per lui. Ha preso, figli non ne aveva ... ha lasciato tutto ai frati. Ma sa quanta roba! Là dopo via Frassenè ... fabbriche quassù verso Fàller. El pascolon e poi case anche là... Ma era uno che aveva rubato tanto. Perché un sindaco - a quel tempo la povera gente era ignorante - allora lui gli diceva "firmate qua, firmate là". E lui diventava padrone, e messo piede in un posto ... quelli che gli erano attorno, sempre più si allargava, imbrogliandoli tutti...
Lui andava anche d'accordo con il prete, perché il prete era d'accordo con lui. Ladro anche il prete! 
Però stiamo parlando prima della guerra mondiale!
Durante la ritirata qua in paese c'erano due preti: uno è rimasto, il parroco vero e proprio, mentre il cappellano se n'è andato via.
D. Degli abitanti di Fonzaso sono partiti in molti?
R. I sióri sól! Tutti gli altri sono rimasti qua.
Mi ricordo che dal Grappa tiravano sulle rocce, sopra le case, in modo di non far morti qua. Erano "prolungati", gli dicevano, erano cannoni che venivano dalla Francia, perché se l'Italia, quella volta non l'aiutava la Francia e l'America avrebbe perso la guerra. Io ho sempre sentito dire così, dai nostri combattenti.

Nastro 1999/5 - Lato B

Con la spagnola non c'era neppure il dottore. Ne ho viste anche sei sette casse, io, a portarle al cimitero in una giornata ... e poi sempre ancora.
Noi in famiglia non abbiamo preso la spagnola. Mio padre non l'ha presa, era un omenon in gamba.
D. Allora c'era tanta fame, e i suoi paesani per sopravvivere, cosa mangiavano?
R. Erba sui [dei] campi; la cucinavano, mangiavano l'erba e bevevano anche un po' di brodo, se era ristretto.
D. Che erba era?
R. Erba di campo. Non radicchio, i radicchi li avevano già presi prima. Era erba, così, la cucinavano. Ma non erba diritta, "erba di foglia". Non ortiche: erba di campo. 
Il vino se l'erano portato via i tedeschi, le bestie anche ... poveretti, anche loro avevano bisogno di vivere, perché erano presi malamente a quel tempo i tedeschi. Perché gli italiani hanno vinto la guerra proprio per la fame dei tedeschi... 
D. Quando sono arrivati gli italiani, il 4 novembre, avete fatto festa, qua in paese, suonato le campane?
R. Macché, sono arrivati gli italiani, stufi di stare sotto il militare, (contenti) per aver portato a casa la pelle. Qua in paese non è stato fatto niente di particolare. [...]
All'epoca della guerra eravamo in quattro figli, io maschio, e tre sorelle che erano più vecchie ed ora sono tutte vive. Ce ne sono qua in paese e fuori del paese; ne ho una a Cremona.
Durante quell'anno mio padre mi diceva sempre: sta qua perché puoi farti male. (I tedeschi) buttavano a casaccio le bombe, le munizioni; tante bombe buttate via a stròss... E di questi ragazzi ce ne sono stati quattro cinque qua in paese che si sono fatti male con queste bombe. Perché ne prendevano su una e poi la buttavano dentro sul fuoco e se non erano veloci a scappare si rovinavano le gambe. Così, anche qua nella nostra contrada...
A noi, i soldati non facevano niente. Non ho alcun ricordo particolare. Non ci potevano fare del male, perché non gli si faceva del male.
Con le donne non ci sono state violenze. Quelle che andavano in cerca di qualche ufficiale, prima, e poi di qualche soldato ... Così ce ne sono stati tanti, non tanti ... tre-quattro ... di nati in quell'anno là. Hanno fatto porcherie, poi "hanno comprato" qua sotto gli italiani e li hanno allevati e sono venuti grandi, bravi ragazzi, ma quelli erano figli dei tedeschi. Nessun tedesco si è poi sposato con le nostre. [Mi son dimenticato di chiedere se poi le "ragazze-madri" si sono  sposate.]
Questi figli dei tedeschi saranno stati tre o quattro, o anche di più, ma non sono nati con la violenza.
I tedeschi avevano quasi paura di noi. Era un "esercito mort de fam, oramai", l'Austria. Perché la Germania anche a quel tempo ... sono stati qua i germanici due giorni, hanno "raspato" su le vacche, gli asini, qualche pecora e poi si sono ritirati, e hanno lasciato qua l'esercito austriaco, ma loro se ne sono andati di là e si sono portati via roba da mangiare. Non hanno fatto del male alla gente, i germanici, hanno portato via tutto, loro, e hanno lasciato qua l'esercito austriaco senza niente.
Gli austriaci, su questa strada qua sopra che costeggia la mia casa avevano la cucina a due ruote, e mentre marciavano la roba si cucinava mentre marciavano. Per far da mangiare erano magari in tre quattro e mischiavano questa farina bianca e ci mettevano dentro altra farina, per allungarla. Facevano come una pasta tonda e grande. Poi la strappavano a manciate e facevano come delle "ballotte", ma non come la mia mano, come il mio pugno, ma più piccole ... e ne davano a ogni soldato una di queste porzioni, e del brodo con cui era cucinata questa pasta. Ne davano un piccolo mestolo ciascuno, e con quello erano a posto. Come pane gli davano 40 grammi a testa ... potevano vivere, quella povera gente? Volevano che morissero, e bella finita!
D. Come fa a sapere che gli davano solo 40 grammi?
R. Perché era una pagnotta grande così [piccola come il suo pugno]. Era scura, e dai bordi usciva fuori come della roba verde, della verdura, per allungare il pane. Poveretti ... povera gente...
E morivano, sul Grappa. Stavano qua una notte e invece di dargli da mangiare ... li portavano avanti come fossero state bestie che dovevano essere ammazzate. Su, sul Grappa, e da là non tornava indietro nessuno.
La cucina mobile che ho visto io, ricordo che era trainata da un cavallo.
Noi bambini eravamo sempre dietro, assieme ai soldati; ma non erano gente cattiva, non avevano il cuore cattivo.
Aspetti che le racconto, qua c'era il brolo di Elpansch ... il brolo non era un giardino ma era un grosso appezzamento di terreno, recintato [con alberi da frutta, ecc.] e là questi poveri tedeschi avevano seminato dappertutto, zappando. Non c'erano mica trattori, e soprattutto facevano zappare ai prigionieri italiani, ai prigionieri di tutte le parti che loro prendevano. Seminavano pomidoro, cetrioli, verdura insomma ... carote, patate. E c'erano questi ragazzini del paese, ce n'era uno che abitava qua in contrada che aveva il padre che faceva il vachér presso un possidente qua vicino alla chiesa di Fonzaso. Questo bambino aveva fame e saltava dentro al brolo [scavalcando il muro di cinta]. Si prendeva un pochi di cetrioli e se li metteva in tasca... 
Si vede che erano tanti giorni che faceva così e i soldati austriaci che erano dentro al brolo un bel giorno lo hanno preso e io ... ero andato scalzo a far compagnia a mio padre che era andato sul campo a lavorare proprio di là del muro dove questi tedeschi coltivavano la verdura ... tutt'un tratto questo ragazzo ci capita fuori in strada, volando sopra il muro. Lo avevano buttato fuori, loro! Il ragazzino era piccolino. Si vede che lo hanno preso in due e gli hanno fatto fare il volo oltre il muro che sarà stato alto un metro e mezzo. Questo bambino lo chiamavamo Tàppare, ma non ne ricordo il nome, adesso è un pezzo che è morto. Appena sceso a terra dal lancio, il bambino si rialza, si riassetta i calzoni, se li pulisce con le mani e poi se ne va a casa...
C'erano prigionieri italiani e russi. I russi avevano un pastrano color viola, ma non parlavano con nessuno. Quelli sono morti di fame, non gli davano da mangiare. Zappavano sulla terra dove già avevano levato le patate e se ne trovavano ancora qualcuna rimasta, grande come una nocciola, una parte la mangiavano e una parte la mettevano via in tasca ... e dopo con la zappa e col piccone, a lavorare. I russi e anche gli italiani erano assieme.
D. A scuola, andavate a scuola, qua in paese?
R. No, scuola niente, a quel tempo là, niente: i maestri sono scappati, loro. Ne avevamo uno, noi: lo chiamavano il maestro Bocchi. Era stato capitano di artiglieria di montagna, ma a quel tempo era solo maestro, ed è scappato anche lui. [L'é marcià anca el].
Anche il dottore l'é marcià dirèto, è scappato subito. Noi invece siamo rimasti...
Alla fine della guerra i tedeschi se ne sono andati a casa con le mani in tasca...
D. Hanno rubato, fatto qualche marachella?
R. Sa cosa hanno fatto? 
[... ma inizia a parlare dell'ultima guerra: «Avevano detto: Non state far del male ai tedeschi, altrimenti»... ]
Ritornando alla prima guerra la partenza è stata tranquilla, nessuno del paese è insorto contro gli austriaci che se ne andavano [nel novembre 1918].
Erano stufi anche loro, poverini, gli austriaci. Gli italiani sono arrivati dopo, erano distanti. Non è che gli corressero dietro, non ne hanno ammazzato neanche uno, qua.
Gli austriaci sono andati via e il giorno dopo sono arrivati gli italiani, prima le camicie nere, no ... gli arditi, quei mascalzoni là, insomma.
D. Perché mascalzoni?
R. Perché di sì! Perché pestavano i prigionieri e io sono stato militare, per un bel pezzo, e ho sempre sentito dire: «Guai a Dio! Quando c'è un prigioniero bisogna aiutarlo e dargli da mangiare, se si può. Invece loro non facevano così, i ghe petéa, gli davano pugni, sberle...
D. Come fa a saperlo, lei?
R. Io? Ma non li ho visti, po'? Erano quaggiù sulla piazza grande davanti al Municipio. Ce n'erano una ventina di questi prigionieri, con le mani giunte, inginocchiati giù in terra. E noi ragazzi li si vedeva ... guarda, poverini. E passavano gli arditi, così, per farsi vedere dalla gente ... e giù uno schiaffo sulla faccia, come fosse niente, come fossero delle bestie. Capisce? Erano gli italiani , quelle porcherie là. Quelli erano capaci di farle tutte! Mascalzoni erano, uno con la testa a posto [non fa queste cose], pensa per lui, o anche per gli altri può pensare, ma in bene, non in male. E invece gli davano gnòche. [...]
Aerei. Durante la guerra dapprima venivano i caccia italiani, due-tre. Guardavano se c'erano le contraeree e se le vedevano, li ammazzavano dentro alla trincea («i li cópa entro sul búss»). Vanno giù e li ammazzano, e noi li vedevamo da qua mentre facevano queste manovre. Dopo i caccia, venivano gli aerei grossi, con le bombe. Quelli non possono mica star su, alti, per vedere dove c'è l'obiettivo. Così prima passavano i caccia a torghe a pèl [a fargli la pelle] alle contraeree e dopo venivano loro.
D. Ma non c'erano anche aerei austriaci, a contrastare quelli italiani?
R. Erano messi malamente, non avevano neppure aerei. Non avevano niente. Avevano poco, poco. L'Austria a quel tempo era messa malamente. Io a quel tempo non potevo sapere come fossero [in realtà], ma erano messi malamente.
D. Cantavano anche i tedeschi qualche canzone?
R. Macché, non cantavano. Gli veniva poca voglia di cantare, poréti. Stavano qua forse due-tre ore e poi fòra sol Grapa, su per il Grappa, e là era la morte. 
Mi ricordo che i comandanti tedeschi avevano cambiato il nome del Grappa e gli avevano messo il nome di Monte Fiore.
Fiore, fior, non è più il Grappa ... perché i soldati avevano iniziato a prendere paura; così andavano fuori tranquilli, sta povera gente...
La paura fa tante robe. Io non ho mai avuto paura, in vita mia, con tutto quel che ho passato. Ma sono sempre stato fortunato. Prima fortuna: la salute.
Nell'ultima guerra qua, avevano detto qua, i superiori [tedeschi] che se fosse stato ammazzato uno dei loro soldati loro ne avrebbero ammazzati dieci dei nostri. Invece, «di quei partigiani, di quei lazzaroni là, non hanno ammazzato un maresciallo dei carabinieri tedesco che stava andando a Frassenè, a cercarsi due tre uova per mangiare. Non sono andati ad ammazzarlo, quavvia, al ponte di Frassenè. Lo hanno ammazzato!». Allora, quando lo hanno ammazzato - però io ero militare a quel tempo, non posso dire - però lo so lo stesso.
C'era un guardiaboschi, un buon ragazzo che non faceva del male a nessuno. Stava giocando a carte in una bettola, sono andati là, quei lazzaroni, e l'hanno ammazzato. Poi c'erano tre inglesi su una baracca, che vivevano di carità, con qualche donna che portava loro delle patate e dei fagioli - come facevano durante la prima guerra mondiale con quelli che erano rimasti di qua delle linee - e questo qua, il guardiaboschi, per fare il suo dovere, ha mandato su i carabinieri tedeschi i quali li hanno presi subito e li hanno portati giù. Ed è per questo che quei lazzaroni là, che passano per patrioti, lo hanno ammazzato. [...]

La più bella cosa che io dico alla gente è: «Non state far del male a nessuno e vedrete che acquisterete molto del bene».
Mi sono sposato a 27 anni, quando avevo già fatto il militare "da permanente" a Conegliano, nel 56° Fanteria. Sono arrivato a 27 anni senza sapere cosa volesse dire una donna; mi sono sposato e non sapevo niente. Ho trovato una ... "na bèa tosàta, ciò" che mi voleva bene, e io anche, e siamo stati assieme finché lei è morta, quando aveva 84 anni. E prima di sposarmi io non sapevo niente; e dopo sposato sono stato dappertutto, in Svizzera. Dappertutto, ma non ho mai toccato nessun'altra donna. E così insegno io alla gente, perché uno che si procura femmine è la rovina di tante famiglie...

***

Tentativo di intervistare una donna di 101 anni nella casa di riposo di Seren del Grappa. Per l'ennesima volta non riesce.
Difficilmente le persone di quell'età riescono a ricordare con lucidità. O meglio le rare volte che mi è capitato di intervistarne ho avuto sempre questo esito deludente (tranne con Antonio Faccin) ... anche se la gente del posto diceva prima che, «no, no... il/la tal dei tali è ancora lucidissimo, ricorda tutto... ».

***

martedì 2 marzo 2010

Intervista a Luigi Basei detto Còchi Basèi

Nato l'11 ottobre 1902 a Santa Lucia di Piave (TV). Residente a S. Lucia di Piave in via Caldevie.



Nastro 1994/24 - Lato A      13 giugno 1994
Abito in una casa che era proprietà di Ancilotto, mentre tutte le (grandi) case coloniche qua attorno erano di proprietà Collalto.
01:36 Nel 1923 ero soldato a Pesaro, II artiglieria di campagna e quando è andato al potere Mussolini i fascisti sono venuti anche dentro le caserme... e dopo venti giorni che ero là sono venuti a chiamarmi perché al comando del corpo d'armata serviva uno che accudisse i cavalli. C'erano due cavalle una Ben e un'altra Bluette, di nome... e io dovevo sostituire le loro staffe.
03:08 Qua - a casa nostra - sono arrivati i germanici, qua i me ga molà fora tute e bestie dalla stalla e ci hanno messo dentro tutti i loro cavalli, perché a Mandre avevano piantato i cannoni... e da noi nel portico laggiù avevano un'infermeria per i cavalli... (per ferrarli)... tutte le stalle qua intorno erano piene di cavalli.
Qua dietro c'era una grande fossa e avevano tutti i carri dei bagagli e c'era una sentinella che li vigilava, un tal Redezki che veniva dalla Bavarìa, me ne ricordo ancora il nome.
04:19 Una sera che era ciòcc (ubriaco) si è messo a sparare a vuoto in aria, lo hanno preso, lo hanno portato in cucina e lo hanno fatto appoggiare con le mani contro il muro. In sette otto germanici con le cinture lo hanno picchiato e patatin e patatun, per punizione... Le donne di casa sono intervenute gridando «Jesumaria i o à copà, l'é mort» ... (Gesùmaria, lo ammazzano, è morto) ma finché quello che li comandava non ha dato l'ordine di smettere quelli hanno continuato ... e quando hanno finito era come morto. Gli hanno messo sopra una coperta e la mattina dopo è venuto qua l'ufficiale medico con un altro soldato che aveva una vaso di grasso. Lo hanno spogliato nudo ... ed era nero, tutto pieno di pacche, nero che pareva morto. Lo hanno unto dappertutto con questo grasso... e dopo, da là, in due lo hanno preso e lo hanno portato sul tabià e lo hanno lasciato là disteso sul fieno. È rimasto là per otto giorni, e in capo ad otto giorni è venuto giù... e dopo pochi giorni i germanici sono partiti e se ne sono andati via e questo soldato ha avuto il coraggio di tirar fuori un carro da fieno dei nostri e di riempirlo (era uno di quelli con le scale - laterali - lunghe). Avevamo ancora due vacche in stalla che non erano mai state attaccate, lui le ha attaccate al carro con il giogo (dògo) ed è partito...
08:21 Le bestie era state tutte fatte uscire dalle stalle e lasciate libere per i campi (ci era stato dato un papir come ricevuta, ma schèi niente) e poi le ammazzavano, al bisogno ...
Partiti i germanici sono capitati i trentini, che erano sotto l'Austria e parlavano in italiano.
Sono arrivati di sera, e davanti a casa c'erano tutti buchi, camminamenti... e in capo a tre giorni a mezzanotte sono venuti nelle quattro famiglie che abitavano in Caldevie, e con quelle carrette bastarde con un timone e trainate da due cavallini ... un carro per casa ... a mezzanotte ci hanno fatto caricare tutta la roba che si poteva e ci hanno portato a fontanelle a Fontanelle nei casoni di canne.
10:15 Io ero il più vecchio della famiglia fra i maschi rimasti a casa, gli altri erano tutti soldati. Mio padre Basei Giovanni era del 1878 ed era soldato. Mia madre si chiamava Modolo Teresa ed era del '79.
Noi eravamo 8 figli, oltre a quelli morti, quattro figli e 4 figlie. Dopo di me c'era un fratello del 1904 (Angelo, che dopo l'ultima guerra è andato a Roma con la famiglia e poi a sua volta ha avuto 7-8 figli). È morto due anni fa...
Poi veniva un altro fratello che lavorava da Zoppàs e abitava qua a Santa Lucia. È morto un 16 di ottobre ... era andato a prendere in bottega da Rigo qualcosa col motorino per lavare el caretèl (botticella) perché era ora di vendemmiare e fu investito da un motocarro. Si chiamava Bepi ed era del 1909. Poi ho un altro fratello di nome Toni, del 1921, che ha fatto la guerra in Jugoslavia e poi ho anche 4 sorelle, che sono morte tutte, tranne una che è a Roma ( ... ) dove era andata a servire. Mio fratello Angelo invece era andato a lavorare come contadino a Cecchina, in una campagnola di uno da Conegliano che aveva un vigneto.
I tedeschi che erano venuti per primi provenivano dalla Bavaria (Baviera) e io non posso dire tanto male di loro; non hanno fatto niente di particolare come danno, solo si sono serviti di quello che c'era, vino in particolare. 
15:59 Erano un reparto di artiglieria, e i cannoni trainati dai cavalli furono piazzati a Mandre; gli ultimi cannoni erano un duecento metri dietro la nostra casa. Erano cannoni da 149, avevano le granate grosse così... che avevano accatastato sotto la rivéta del Pajo (uno dei nostri campi, un campo di prato stabile).
17:19 Quando io ero profugo, dopo essere stato per un poco a Fontanelle, sono venuto giù, a San Vendemàn (San Vendemmiano) nel borgo dei Saccon.
A Fontanelle è rimasta mia madre con altre due tre mie zie: Costanza e Giovanna Basèi. 
18:29 Mio padre era sul Carso di artiglieria; mio zio Lorenzo è stato fatto prigioniero sul monte Fiore e di lui non si è più saputo niente, né vivo né morto; il il terzo zio, Agostino, quello invece è tornato, dalla guerra.
19:19 Io ho conosciuto mio bisnonno Luigi, che aveva fatto la guerra del 1866 sotto l'Austria contro gli Italiani ... erano venuti qua alla Bolda dove c'era la pica, dove impiccavano i soldati disertori. Allora comandava l'imperatore dell'Austria Giuseppe, che chiamavamo Beppo patata. Mio bisnonno era della cavalleria e aveva una sciabola lunga così. È morto di 97 anni.
21:49 A San Vendemmiano ci siamo sistemati nella famiglia di Giovanni Mazzer e nel mese di giugno si veniva a tagliare frumento qua nel Prà dee piante. Venivamo io, un altro ragazzo che adesso è morto, Toni Colomban, e altre due donne (mia mamma, sua cognata Maria Modolo, Tranquilla Bariviera che una volta i tedeschi le hanno corso dietro, senza prenderla). Si veniva giù a piedi e si veniva a tagliare frumento davanti ai cannoni dei tedeschi. «Si avevano i cannoni tedeschi di dietro» e davanti c'era il riflettore italiano che faceva questo scherzo qua [mima la parabola] e allora noi ci toccava rimanere fermi.
Questo lavoro lo si faceva di notte; durante il giorno chi è che l'avrebbe fatto? Ma quando passava il riflettore ci toccava stare fermi ... e di dietro, molto vicini si avevano i cannoni.
25:15 C'erano dei gelsi grossi e i tedeschi a quest'altezza [circa un metro da terra] li avevano tagliati quasi completamente e poi da una parte ci avevano messo una bartoèa (cerniera), in modo da poterli piegare quando tiravano e poi rialzarli, così da non farsi vedere. Quando non sparavano più rialzavano il gelso e così nascondevano il cannone ... erano birbi anche i tedeschi, sai! Erano gelsi grossi così, e se era d'estate e le foglie si seccavano, gliene mettevano delle altre di fresche che prendevano negli alberi d'attorno. All'epoca c'erano siepi dappertutto.
Una sera ci troviamo là ed hanno fatto una scarica di 149, 110 e 75 e, da dove i tedeschi tiravano col cannone (al Prà dee piante) a dove noi tagliavamo il frumento, non sono mica duecento metri! Saranno andati avanti un'ora... e noi là a tagliare frumento con la falce a mano (a messora), in ginocchio e con un sacco... finché non si avevano riempito i sacchi e si ritornava a San Vendemiano, a piedi, e dopo li si portava via e alla mattina dietro si battevano le spighe con una bacchettina e poi con un macinino da caffè si otteneva la farina per mangiare.
Una sera, di là da Sigagna [Cigagna, un toponimo campestre, che prende il nome da una famiglia del luogo] - perché si prendeva dal Prà delle Piante e si andava su di qua, sempre per i campi, per una stradina...
26:58 ... non troviamo in quel punto, di passaggio obbligato, i poliziotti tedeschi che ci hanno fermato? (erano come i nostri carabinieri). Ci hanno parlato ma non abbiamo capito cosa dicevano... allora ci hanno toccato il sacco e ci hanno lasciato andare. Noi si andava avanti per questa stradina, poi si continuava lungo un siesón (grande siepe) e sul canton al Broc si attraversava il Monticano su una passerella che c'era là, si passava a piedi, con i sacchi in spalla e poi si passava per le Rossette, sempre per i campi, e si attraversava la strada storta che da San Micièl va fuori al borgo de Saccon. Insomma, sempre attraverso i campi si arrivava dove abitavamo. Era una vita... ma non è mai successo niente a nessuno. Anche quando tagliavamo il frumento non è mai capitato che scoppiasse qualche granata inesplosa rimasta per terra, anche perché noi tagliavamo il frumento molto alto (le spighe), e la paglia la lasciavamo là; poi un sacco ciascuno sulle spalle e via. 28:56 Siamo venuti giù quattro cinque volte. Ci saranno stati quattro cinque campi di frumento ed eravamo in tre quattro per sera. Noi eravamo bambini ed erano le donne che portavano i sacchi in spalla, mentre noi ci limitavamo a tagliarlo. Per battere il frumento bisognava farlo piano piano con una bacchettina e poi con un macinino da caffè si macinava e veniva fuori una pastolata, un qualcosa che si mangiava, non propriamente pane. Erano le donne ad arrangiarsi in qualche maniera, la Emilia Colomban in particolare.
31:16 Nella famiglia di Giovanni Mazzer, dove eravamo profughi, erano tutti soldati (i maschi) e non c'erano che donne a casa. Eravamo quattro famiglie di profughi in quella casa, sistemati in tel biavèr (nel granaio). C'erano Maria Modolo, Emilia Colomban, Catella [Teresa] Basèi, Nano Lovàt ... inoltre c'erano i Mazzer, tre femmine sposate Gigetta, Eugenia, la Mas'ciéta (figlia di Mas'ciét). La più vecchia aveva 5-6 figli, l'altra ne aveva quattro, e l'altra ancora due. Poi c'erano il vecchio e la vecchia vivi e la tosa da sposare. Gli uomini erano tutti via.
33:06 Noi siamo stati anche fortunati perché l'anno è andato via abbastanza buono.
Abbiamo lavorato e siamo riusciti a fare un po' di biava... e dove si dormiva sul biavèr, c'erano dei travi con le tavole e avevamo fatto sotto i nostri letti come una specie di parè in cui avevamo nascosto le pannocchie perché i tedeschi venivano a guardare. 
Anche là dove eravamo noi c'erano i tedeschi con i cavalli, con i quali andavano a portare da mangiare ai soldati sul Piave. Il mangiare lo preparavano nel borgo di Saccon. Quando era sera partivano da dove eravamo noi profughi (casa Mazzer) e andavano sul Piave. Alla mattina tornavano indietro con i feriti o i morti; qua a Santa Lucia c'era l'ospedale da campo nella casa dei negozianti Camerotto, vicino alla chiesa, in centro al paese.
36:10 Ogni mattina venivano su dal Piave con uno o due morti. Mi par di vederli adesso e in un campo di biava avevano fatto una buca e là ogni mattina, uno o due, li buttavano giù e li seppellivano vestiti com'erano, con le scarpe e tutto ... noi li vedevamo perché al mattino venivamo in paese.
38:52 Una volta ho visto i cannoni che hanno tirato a  Francesco Baracca, sopra la mia testa. 
Si tornava a casa dopo aver arato un po' di terra con un cavallino in località Casarine, era terra di Collalto, adiacente a una vigna di riesling... e là erano piazzati a una decina di metri uno dall'altro due cannoni ungheresi, di quelli fatti a campana uno con la bocca un po' più lunga dell'altro. Alle quattro del pomeriggio gli apparecchi si stavano ritirando oltre le linee. Noi stavamo andando sui campi per butar su (rincalzare) le testate del [granoturco] cinquantino. Eravamo io e un Colomban, e dopo un poco vediamo questo apparecchio che viene dalla parte di Mareno. Non facciamo a tempo di dirci «guarda questo apparecchio, viene dalla nostra parte» che prima un cannone ''tam" poi l'altro "tam" fanno partire un colpo nella sua direzione... era proprio là vicino a noi ... e noi correre subito dietro i moreri a nasconderci. 
Allora Baracca ha fatto una manovra, ha virato ed è venuto giù all'altezza quasi degli alberi e si muoveva come una biscia, e pareva la fine del mondo, fucileria, mitragliatrice... kaputt, kaputt, dicevano i soldati... macché kaputt, l'aereo ha fatto in tempo ad andare di là. Noi eravamo nascosti dietro l'albero e si sentivano le schegge che sibilavano come dei gattini e restavamo là fermi immobili.
42:34 Un giorno, là dove c'erano i cannoni, io e un tal Giovanni Moro, del 1904, andiamo in giù attraverso campi e passiamo davanti al cimitero di Santa Lucia... e non vediamo un lepre che vi entra dentro? E allora dentro anche noi e ci dividiamo i compiti: l'amico Moro si mette a correre tra le tombe per stanare il lepre e io levo una croce da una tomba e con quella in mano mi metto di guardia al cancello. Giovanni si mette a correre e questo lepre ... via, vedessi che salti che faceva... finché Giovanni riesce a mandarlo verso l'uscita. Mi capita a tiro una prima volta ma riesce a schivare il colpo e a tornare indietro. Allora corrergli ancora dietro, finché mi torna nuovamente davanti … e questa volta con la croce non sbaglio il tiro, e riesco ad ammazzarlo.
Attraversiamo la strada, quella che va alla Bolda, e andiamo su per i campi, in mezzo al vigneto, passiamo nei pressi dei cannoni degli ungheresi e non si sono accorti che avevamo il lepre in mano? si sono messi a correrci dietro, ma noi eravamo ragazzi di quindici anni e non era facile prenderci... e infatti siamo riusciti a scappare.
45:26 Un'altra volta eravamo a sarpìr (potare le viti) dai Safriss. Eravamo su per le scale di legno in tre o quattro. C'erano i tedeschi a pasto con i cavalli ... si vede che i cavalli hanno stanato questo lepre il quale si mette a correre proprio nella mia direzione. Mi passa sotto e io gli lascio cadere la forbice da potare... e taf, non riesco a prenderlo? È andato avanti trenta-quaranta metri e poi è caduto a terra morto, e io subito sono andato a prenderlo ...
I tedeschi avevano osservato la scena, ma erano più indietro un centocinquanta metri. Si mettono ad urlarci e a correrci dietro, ma io via di corsa, ho fatto in tempo di arrivare a casa, attraverso campi (saranno stati due chilometri di strada) e i tedeschi sempre dietro. Ma quando sono arrivati nei pressi di casa, Nano Lovat, che era un pezzo d'uomo anche se avrà avuto un sessant'anni, affronta il tedesco e lo butta per terra.

Nastro 1994/24 - Lato B
47:33 Così noi siamo riusciti a scappare ancora, con il lepre. Il soldato torna sui suoi passi ma in capo a mezz'ora arriva un gruppo di soldati armati in casa in cerca del lepre, ma ormai il lepre non c'era più, noi l'avevamo nascosto.
48:43 Avevano fame anche i tedeschi...
Ma a parte questo non ci hanno trattato male ...
Io ero uno dei ragazzi più vecchi e si andava a segare l'erba dai Saffriss insieme a quindici-sedici donne; c'era un vecchio - sarà stato vecchio come me adesso - che ci uséa (affilava) la falce, perché noi eravamo giovani e non eravamo tanto pratici nell'operazione, lui invece stava lì e affilava le falci... e noi tagliavamo il fieno e poi lo caricavamo sui carri dei tedeschi, perché poi loro davano da mangiare ai cavalli. Erano tutti cavallini piccoli, con cui portavano da mangiare sul Piave. In cambio di questo lavoro i tedeschi passavano qualcosa da mangiare alle donne, che andavano a prenderselo nelle loro cucine...
50:43 Ma per il resto i tedeschi erano buona gente, non si può mica dire (erano ungheresi, per la verità).
Siamo rimasti a San Vendemiano fino alla fine della guerra e poi siamo ritornati subito, al pomeriggio, a casa nostra … appena i tedeschi se n'erano andati.
La casa era tutta per terra ... una parte; una parte invece era rimasta in piedi ma senza tetto, senza finestre, senza balconi, senza niente... perché tutto era stato utilizzato dai tedeschi per le loro trincee... infatti gran parte delle case, anche se in piedi erano tutte scoperte, senza coppi. E poi dietro a molte case c'erano dei ricoveri in cemento armato in cui si era sistemato il comando... e mio fratello, quello che è a Roma, quando sono venuti avanti gli italiani ha assistito alla resa di 7-8 tedeschi che erano dentro uno di questi ricoveri.
52:42 [L'avanzata degli italiani, 1918] ... Qua è venuto avanti il 94° Fanteria. Erano tutti romagnoli... e qua a cento metri sullo stradone un tedesco si è preso una scarica sulla gamba ed era buttato là per terra, tutto nero, si era fin mangiato la mantellina, morsicata tutta. È morto là per terra, svenato; l'ho visto io poco dopo.
Un altro tedesco più avanti si era preso invece uno sdrapnel (shrapnel) sulla testa. [...]
Era la fine del mondo [...] 
54:08 Un altro gruppo di tedeschi si era recato a portar via un pezzo di artiglieria con sei cavalli ed è stato preso in pieno da uno sdrapnel. È morto il cavallo e il capo-pezzo  che è rimasto con la testa penzoloni sopra il cavallo... gli altri sono riusciti invece ad allontanarsi.
Mio fratello si era trovato alle Casarine, dove stava lavorando la terra, vicino a un comando dei tedeschi, quando ci fu l'episodio della resa ...
Anche tre italiani sono morti (li ho visti io in quel pezzo di strada).
56:00 Sulla strada che porta a Mandre, là c'erano 8-10 tedeschi per terra, a cui era stato piantato il pugnale dagli arditi... erano a qualche metro di distanza uno dall'altro, uno qua, uno là, uno più avanti... stavano fuggendo ed erano stati raggiunti dagli arditi. Ammazzati tutti, ostia, con una pugnalata sul collo. Erano là buttati giù (distesi) per terra, tutta roba di venti anni, tutti morti. Non potevano lasciarli stare ... gli arditi?
57:19 Dove ero io profugo (a San Vendemiano), i tedeschi hanno fatto resistenza sul Montegan, e vi sono stati due-tre morti ... Poi, verso sera sono venuti su per lo stradone, in mezzo i campi... e un tedesco non si è fermato a casa nostra? Mi pare di vederlo adesso, si è tirato fuori dalla fila e si è presentato in cucina. Non si capiva cosa diceva, ma lo abbiamo portato di sopra dove avevamo il fieno, e là si è tolto le armi, la giberna, la divisa e si è messo a dormire sul fieno...
59:09 Alla mattina arrivano in casa due inglesi in perlustrazione, e noi ragazzi glielo abbiamo detto ...  sì, sì, c'è qua un tedesco e li abbiamo accompagnati sul fienile. Ma sono intervenute le femmine: «Non state fargli niente, perché è buono, non fategli niente», imploravano... e il tedesco non voleva venir giù, perché aveva paura. Con il tedesco non ci si capiva, con gli inglesi non ci si capiva... ma c'erano le donne che dicevano di non fargli niente, e infatti non gli hanno fatto niente.
60:27 In paese a Santa Lucia [di Piave] non c'era nessuno, erano scappati tutti, profughi, non so dove.
Le case di Santa Lucia da qua in giù erano tutte rotte... oppure erano tutte senza tetto.
In centro del paese sono arrivate poche granate. 
61:24 Da Montebelluna sono arrivati 4 colpi da 210; si vede che dietro alla famiglia Battistella avevano individuato un grosso cannone tedesco da 305... e gli italiani evidentemente non hanno preso bene la mira, hanno sbagliato di circa 100 metri (tanta è la distanza fra casa Battistella e la chiesa): così di questi quattro colpi, uno ha preso in pieno la canonica e ne fa fatto tutti pezzi. Noi vi avevamo messo in deposito un carro e fu fatto a pezzi. Un'altra granata è esplosa nel brolo di Toni Camerotto e delle altre due, una è caduta di là del campanile e non è esplosa; l'altra più avanti in mezzo i campi, sempre senza esplodere, e io li ho visti questi "bussolotti".
64:23 A noi hanno portato le baracche, quando siamo tornati a casa [...] ma le case erano tutte di proprietà dei padroni della campagna, non nostre (eravamo sotto Ancillotto)... La casa in cui ora abito (che era per terra) fu rifatta nel 1921 e fino ad allora siamo rimasti nelle baracche. 
Noi abitiamo a circa cinque chilometri dal Piave, cioè dalla prima linea... Adesso nelle grave del Piave in territorio di S. Lucia hanno costruito il locale Al Gabbiano.
66:53 Dopo io sono andato a lavorare al ponte sul Piave, (a Nervesa, dove avevano gettato le passerelle i tedeschi) e c'era una catasta di fucili così ... e c'erano teste e braccia di soldati, e buche di granata da spianare.  Ero andato a lavorare sotto il Genio, subito finita la guerra, avevo 15 anni e con me veniva a lavorare un vecchio di 70 anni e si partiva alle cinque del mattino per andare a lavorare... e qualcosa si prendeva, ma pochi schèi.
Si coprivano le buche, e i morti. Nel Piave c'erano due inglesi morti, buttati giù - mi par di vederli ancor adesso - e avevano la pancia con i buchi in cui erano entrate le pantegane a mangiare le interiora. E noi li abbiamo coperti coperti col sabión (sabbia). 
70:00 Io, Luigi Bariviera e Giovanni Modolo, quaggiù vicino a casa dove c'erano i cannoni, abbiamo trovato delle casse piene di bombe a mano e siamo andati a farle esplodere in una cava di ghiaia là vicino, per gioco, una cassa di bombe a mano ciascuno. 
Qualcuno andava in cerca per mestiere di questi residuati; qualcuno ci lasciò le penne...
71:56 La campagna comunque ce la siamo messa a posto noi: C'erano tutte buche di granata e ci siamo arrangiati a chiuderle noi... poi hanno mandato degli inglesi  con i trattori, con quelle grosse macchine là ad aiutarci ad arare la terra, anche la nostra terra.
73:04 L'acqua ... una volta si beveva quella dei fossai (fossi), pompe non ce n'erano; una volta erano le donne  che andavano a prendere l'acqua nei fossi. Pompe (fontane) ce n'erano solo due, [in centro] a Santa Lucia.
L'acquedotto di S. Lucia è circa del 1960.
[Interviene il figlio, per confermare quanto dice il padre e descrivere l'assetto della campagna di un come anche lui ricorda]:
74:44 C'era di tutto, c'era bosco, c'era selvaggina. Non era come adesso: adesso sono un giardino, queste campagne. Una volta, me lo ricordo, qua dietro c'erano boschi, valloni, terre ancora come erano state create dal Signore, c'erano i prati...
[Nella campagna di Santa Lucia di Piave ... ogni cinque metri c'era una buca di granata.]
75:13 Una volta in un fossato [...] assieme a Colomban, abbiamo preso una bisata (anguilla), ma poi un tedesco ce l'ha rubata, solo che più che la stringeva più lei scappava, finché si è rassegnato a ritornarcela.
Eravamo alle Casarine, da Modolo qua a Santa Lucia, dove si veniva a lavorare la terra partendo da San Vendeman dove eravamo profughi.
77:01 L'episodio di Baracca... 
D. - Chi ha detto a lei che era proprio l'aereo di Baracca?   
Lo si sapeva, noi.
Come faceva a saperlo che era Baracca? Non era mica scritto Baracca...
No, ma l'abbiamo saputo dopo, quando l'hanno buttato giù. 
Bianco rosso e verde era, la bandiera italiana, aveva ... mi pare di vederlo adesso, con un'ala più corta e una più lunga.
Voglio dire, ce n'erano tanti di apparecchi italiani...
Abbiamo saputo che era uno solo, che era un bravo pilota. Era uno solo, da solo, ed era rimasto indietro... e tutti gli sparavano, la fine del mondo, mitraglie, fucili; i cannoni gli hanno sparato due colpi, ma gli hanno tirato che lo vedevano appena, laggiù...

Nastro 1994/24 - Lato B
Aggiunte e precisazioni, 11 agosto 1994
78:39 Dopo la punizione, il soldato tedesco fu portato sul tabià, che sarebbe il fienile... 
Appena arrivati, i tedeschi fecero uscire le bestie dalla stalla per metterci dentro i cavalli... 
80:00 Dopo la guerra, come riparazione dei danni la Germania ci ha mandato delle mucche e quattro vitelli, due cavalli e un mulo.
Quando i tedeschi avevano requisito, appena arrivati, ci hanno lasciato un pezzo di carta scritta, che però non serviva a niente. Solo dopo la guerra ci sono arrivate le bestie ... (e assieme a noi anche tutti gli altri contadini della zona hanno ricevuto bestie dai tedeschi come rimborso danni di guerra).
Il parroco di Santa Lucia era don Vittorio Morando. Il mio amico del cimitero [episodio del lepre, era il giorno dei Santi... quando i tedeschi erano appena arrivati] era Antonio Colomban.
L'imperatore d'Austria era chiamato Bepo Patata, da noi...
Bosgnacchi, croati, boemi, polacchi, slavi, montenegrini... qua ce n'erano di tutte le sorti e noi ragazzi in qualche maniera si parlava con loro. 
82:34 Ricordo ancora qualche parola di tedesco... sapevo contare fino al venti io allora, in tedesco... ein svai trai... il pane si chiamava brot... 
Io non posso dire che siano stati tanto cattivi. 
Con le donne qualcheduna... quaggiù, dalla famiglia di ... hanno ammazzato l'uomo, i germanici hanno ammazzato il vecchio Meni Amadio che voleva difendere la nuora, una certa De Nadai da Mareno; dopo non ci furono altri episodi del genere.
A San Vendeman c'erano le salmerie, ed erano ungheresi. Noi eravamo in 4 famiglie ... i maschi erano in guerra, c'erano le donne: Modolo Maria, Basei Teresa (mia madre), Colomban Emilia, e Nano Lovat.
85:17 Quella volta di Baracca era verso sera... gli aerei stavano ritornando dietro le linee. Era in giugno e noi di notte avevamo attaccato un cavallo per solcare il cinquantino... al pomeriggio successivo, verso le quattro, eravamo io e Nane Modolo, sul campo a rincalzare le testate. 
L'aereo era proprio sopra di noi, el ndéa come un biss... (si muoveva come una biscia); ricordo i colpi secchi dei cannoni, uno davanti e uno dietro all'apparecchio... che scende in picchiata verso terra e gli ungheresi credono di averlo colpito... kaputt, kaputt, perché sembrava cadesse e invece niente, lui scappa come un biss, zigzagando, destra e sinistra, destra e sinistra. Loro hanno aperto mitragliere, fucileria, la fine del mondo... e scaje (schegge) che cadevano che sembravano dei gattini, gneo gneo gneo... miagolavano! Sul Piave era la fine del mondo.
L'abbiamo saputo dopo che era Baracca..
88:31 I gelsi tagliati, con le bartoèe (cerniere) ... venivano tagliati del tutto... si trovavano a duecento metri da casa nostra ed erano tagliati a 80 cm da terra. Basei mi indica il luogo dove c'erano i gelsi e - dietro - i cannoni, 200 metri a nord della casa a nord, nella riva del Pajo (era il nome del campo). 
I tedeschi avevano piantato anche degli alberelli per oscurare... e poi tiravano dei ferri sui quali applicavano delle frasche per nascondere i cannoni. Uno di questi alberelli è un pisolèr (Celtis australis, bagolaro) che c'è ancora, ormai grande. Si trova sul nostro terreno, sul confine con la campagna di Ancillotto e finché sono vivo io non va tagliato... è pieno di stornelli che vi si rifugiano.
92:22 Il vecchio che affilava le falci quando andavamo a tagliare l'erba era «el vècio Poét», che avrà avuto sugli 80 anni... e noi ragazzi riempivamo il tabià di fieno; poi i tedeschi venivano loro con i cavalli a penderselo.
Il tedesco che si è fermato a casa nostra faceva parte del gruppo che aveva resistito agli italiani sul Montegan (Monticano) ... mi pare di vederlo adesso [...]
   
                                                                             

domenica 28 febbraio 2010

Intervista a Fiorenzo Barbon


Nato a Varago di Maserada (TV), il 5 febbraio 1909, abitante a Maserada in via Madonna delle Vittorie.
Intervista registrata il 22 aprile 1994 



Nastro 1994/3 - Lato B
Sono nato a Varago in via Postioma, in una casa agricola a tre piani (due, in realtà). Noi eravamo contadini proprietari e all'epoca erano in pochi ad esserlo, perché la maggior parte, a Varago, erano fittavoli.
Nella nostra casa abitavano quattro fratelli (... i proprietari erano in quattro). Mio padre era Luigi Barbon, nato nel 1875 e morto a 54 anni nel 1929. Mia mamma si chiamava Amabile Segato, era cinque anni più giovane del marito e visse molto di più (morì circa 15 anni fa). 
02:33 [Origine del] nostro soprannome "Martini" (Barbon detti Martini) ... perché una volta un nostro bisnonno si chiamava Martino e, dato che la nostra era una famiglia distinta... per chiedere informazioni, quelli che venivano da fuori paese, venivano tutti da noi; arrivati a Varago, se chiedevano qualche informazione, i paesani dicevano andate da Martino (ndè da Martino).
I vari fratelli si sono divisi dopo la prima guerra, circa il 1921: noi siamo andati a stare in un luogo là vicino, e gli altri tre rimasero assieme. Questi altri tre si chiamavano: Giovanni, Alfonso, Emilio ... e tutti erano figli di Fiorenzo, di cui ho preso il nome.
Oltre ai quattro fratelli maschi c'erano anche cinque sorelle femmine: in tutto nella casa grande erano nove fratelli (poi, quando le sorelle si sposarono ebbero in dote ciascuna un campo di terra). In tutto la famiglia lavorava circa 70 campi di terra … o forse erano anche un po' di più. [Un campo trevigiano = 5204 metri; per convenzione: due campi = un ettaro]. Era davvero un bel po' di terra: la famiglia insomma era una famiglia che stava bene. Era gente che lavorava, che stava dietro bene alla campagna ... e poi avevano saputo "comprare bene", tanto che una volta acquistarono un appezzamento di 19 campi per sole 20.000 lire.
06:30 Coltivavano granoturco, frumento, e anche altre piccole coltivazioni: avena, segale, orzo ma poca roba, per le bestie... A volte mettevano anche una striscia di lino e una volta anche un po' di canapa.
Anche noi, figli di Luigi Barbon, eravamo in nove fratelli, di cui cinque maschi. Io ero il più vecchio dei maschi, ma prima di me c'erano due sorelle: Ida 1906, Anna 1907... poi c'era Bruno del '12, Ferruccio del '14, Ottorino del '15 ed Elvio, l'ultimo, che è del '23 - dopo la guerra - ed è l'attuale proprietario del bar che sulla curva in centro a Maserada vende anche giornali.
09:10 Della guerra ricordo che in quei giorni i miei zii e mio padre lavoravano ...
Mi ricordo dell'offensiva [giugno 1918] … che sparavano e si sentivano le granate passare sopra e proprio nei nostri campi avevamo una batteria antiaerea, davanti a casa, a neppure 100 metri.
10:51 Quando sono venuti avanti i tedeschi [nel 1917, dopo Caporetto], i genitori dissero «i figli più piccoli e le donne le portiamo più lontano», così siamo andati verso Treviso e ci siamo fermati a Santa Bona dove abbiamo trovato un palazzo disabitato e vi siamo entrati.
Siamo partiti con un cavallo e un carro, portandoci via le cose più necessarie. Però mio padre è rimasto sempre fisso in casa, perché c'erano le bestie da accudire e quindi restava sempre là in casa; così la casa non è mai stata libera, abbandonata.
12:22 E' rimasta in piedi, la casa?
Sì … aveva solo un colpo nel retro della stalla e la granata aveva fatto un buco.
A Santa Bona siamo rimasti per tutto l'anno. Là vicino c'erano gli americani e gli inglesi e noi bambini andavamo a prenderci da mangiare da loro: il pane era più buono (…) altrimenti si mangiava tutto con il sussidio, con la tessera.
Mia madre rimaneva a S. Bona con i figli, ma mio padre invece, con il cavallo, faceva avanti indietro fino a Varago e io, che ero il più vecchio dei maschi, andavo sempre assieme a lui. 
14:33 Non avevo paura della guerra … «per me era come uno svago, io giocavo con tutti i bossoli che rimanevano a terra, facevo delle cataste e poi mi divertivo, le rovesciavo».
I soldati erano là nella nostra terra, accampati davanti a casa nel cortile e poi alla sera entravano in casa e facevano dei giochi (stavano in compagnia). Erano una batteria di artiglieria antiaerea con cinque cannoni …
15:57 Tre fratelli di mio padre erano militari e tutti sono stati fortunati e non furono feriti, solo Giovanni fu fatto prigioniero dai tedeschi e ritornò a casa alla fine della guerra che stava abbastanza bene.
Io non avevo paura, e quando ero a casa a Varago sentivo le granate che partivano di là del Piave e passavano sopra. 
17:11 Con noi c'erano anche altri bambini e ogni tanto ci si trovava insieme ...
La nostra casa era a circa tre km dalla linea del fronte, e quasi tutte le famiglie dei contadini erano rimaste là. Bisognava pure che rimanessero a provvedere al raccolto, seminare, governare le bestie che erano rimaste in stalla!
Non abbiamo avuto furti, solo che ci hanno requisito la cavalla; poi, alla fine della guerra, ci hanno dato in cambio una mula; certo valeva meno...
19:53 A tutti quelli che erano in prossimità del fronte era stata data la maschera antigas, e un giorno abbiamo visto una nebbia... era stato lanciato il gas-lacrimogeno ... gli italiani hanno subito acceso dei preparati appositi che reagivano contro il gas, facendo del fumo, ma lo stesso si era formata una nebbia, un caìvo, che faceva male agli occhi. E proprio in quell'occasione non riuscivo più a trovare la maschera e avevo tutti gli occhi che lacrimavano, ma niente di più.
21:06 In quell'anno di guerra abbiamo fatto comunque tutti i lavori che c'erano da fare in campagna...
Nella campagna avevamo fatto dei piccoli rifugi, delle trincee per mettervi dentro della roba. Anche in casa avevamo fatto un buco e vi avevamo nascosto della roba. Non c'era pavimento... era sotto il portico dove si ricoveravano gli attrezzi. Abbiamo scavato e poi coperto con delle tavole e dentro vi abbiamo nascosto roba da vestire e altra roba, e alla fine della guerra l'abbiamo ritrovata.
23:34 Ricordo in particolare che una volta Francesco Baracca ha colpito un aereo proprio sopra la nostra casa a Varago. Io e un mio fratello stavamo giocando nei pressi di una grossa buca che c'era nella campagna, guardavamo l'acqua e i ranabútoi (girini) che si rincorrevano dentro e a un certo punto abbiamo sentito un rumore in aria, il rumore di un motore inceppato e abbiamo visto una fiamma in cielo: era stato colpito l'aereo. Allora ho preso per mano mio fratello e … corri, corri... ci siamo diretti verso casa per cercare riparo ... ma in realtà stavamo andando incontro all'aereo che cadeva. L'aereo cadde a pochi metri dalla nostra casa, 50 metri in fianco. Per quello avevo paura: lo vedevo proprio venir giù; non abbiamo fatto neanche in tempo di arrivare a casa che l'aereo era già caduto … a neanche 100 metri da casa, proprio sul confine del terreno di un vicinante, appena di là del fosso all'inizio del campo di frumento, poco più sopra del cavino iniziale. 
Me lo ricordo molto bene perché anche noi avevano del frumento e tutti quelli che poi vennero a vedere l'aereo pestarono il frumento, che ormai era quasi maturo (deve essere stato in maggio, era alto, quasi pronto, quasi giallo)… e tutti i contadini dei dintorni vennero a vedere l'aereo. Il pilota era uno solo, ed era morto all'interno dell'aereo ... il corpo però era ormai come disintegrato, bruciato... non si vedeva quasi più.
L'aereo non era stato colpito dalla contraerea che c'era a casa nostra ma da Baracca ... io lo so, perché Baracca dopo aver colpito l'aereo si girò e volò a bassa quota sopra l'aereo colpito prima di andare ad atterrare. Poi, dicevano (si diceva... ma io non l'ho visto) che Baracca fosse venuto sul luogo in automobile a vedere l'aereo che aveva abbattuto.
[...]
29:00 Il parroco di Varago, Don Pastega, mi pare che sia rimasto in paese...
Da profughi a Santa Bona di Treviso, in questo palazzo non abbiamo trovato nessuno e neanche abbiamo frequentato nessuno del paese di Santa Bona, perché il palazzo era vuoto e lontano da altre case. 
30:05 Il proprietario di questo palazzo doveva essere stato proprietario di un cinema perché in una stanza abbiamo trovato anche un deposito con moltissime pellicole cinematografiche. Noi non sapevamo cosa fossero ... e così noi bambini ne abbiamo bruciate tantissime. Noi non sapevamo altro che quella roba là ardeva bene: erano buttate là per terra tutte de strassinon, su una stanza, tutti questi rotoli, queste pellicole ... che andarono distrutte così.
31:13 Io, come bambino, ho vissuto la guerra come fosse una cosa naturale che facevano, così... Sono rimasto impressionato solo quando è arrivata la batteria con questi cannoni che si sono messi proprio nel cortile davanti a casa... e «anzi io quando ero in giro per la strada e ritornavo a casa dovevo passare sotto le corde con cui erano agganciati i cannoni ai camion che li avevano portati fin là». 
Sentivo il rumore dei colpi, quando sparavano, ma non mi dava fastidio.
Poi i cannoni furono portati un po' più avanti sul campo, a neppure cento metri, davanti alla casa, dove furono costruite delle piazzole...
33:12 Mi ricordo di questi camion che trascinavano i cannoni e che avevano le ruote in ferro cerchiate con gomma piena e dura...
Io avevo già fatta la prima elementare e nell'anno della guerra non sono più andato a scuola; ho ripreso ad andarci nel 1919.
Dopo le scuole ho fatto il contadino, ma volevo imparare un mestiere, perché mi rendevo conto che in famiglia ... 
[...(testo non registrato - fine cassetta) - essendoci tanti fratelli - non avevo molte prospettive; invece mio padre voleva che rimanessi in casa a lavorare la terra...
Ma alla fine andai a fare il muratore e mi sono anche fatto la casa in cui abito.]