lunedì 15 maggio 2017

S. Angelo - Treviso, Intervista ai coniugi Genio Condóta (Eugenio Franceschi) e Maria Reato

Nati a Sant'Angelo sul Sile rispettivamente nel 1910 e 1913 .


Nastro 1984/1 - Lato B                                   23 dicembre 1984

Con l'altra guerra, con la guerra del 15-18, qua era pieno. Sul campo qua davanti c'erano tutti frutèri ed era pieno di cannoni. C'erano tutti cavalli sotto il portico; cannoni che portavano al fronte, tutti cannoncini di 4 metri, cosa erano, cannoncini da montagna? 
Mi hanno occupato quasi tutta la casa; hanno messo una scala di legno e dormivano là, depositati là [nel fienile] e noi avevamo questo pezzettino qua...
Moglie. A sua madre le toccava chiudere le ragazze nelle stanze, che i soldati andavano a battere le loro porte.
Franceschi. Avevamo la cucina, di là, e mi ricordo che avevano il rancio pronto per mangiare e hanno avuto un ordine di partire e non hanno neanche mangiato. Tutti armano i cavalli ... e via, via al fronte, con i cavalli.
I cavalli ci hanno fatto morire anche tutti gli alberi, perché gli hanno levato la scorza. Li legavano attorno e con i denti levavano la scorza alle piante.
Moglie. E dopo non hanno preso neanche niente [di rimborso].
Franceschi. No, abbiamo preso 1800 lire. Erano abbastanza, ma con tutti i danni che avevamo avuto! Con l'alloggio sono stati qua anni, sai, non sono mica stati qua un mese.
Avevamo un campo completo di alberi da frutto, alcuni dei quali avranno avuto secoli; ci volevano tre persone per abbracciarli, perèri, pomèri. E loro, attorno... C'erano tutti frutèri, e c'era anche un pozzo che tiravano su l'acqua. 
Era un campo di tutti frutti, tra pomi, peri ... dopo cosa c'era? C'erano tanti frutèri, c'erano anche mele buone, canadà. C'erano di quelle pere che non le trovi più. Guarda, là c'era un perèr ... erano di quelli così, che non ne trovi più: un chilo e un etto [una pera], ma non ne trovi più di quelli là. E qua invece c'erano di quelle pere scure ... ce n'era un albero di scuro.
Gli Artusi [la famiglia Artuso] non avevano neanche la fontana, c'era il pozzo, qua.
Io sono del '10 ... ostia, se mi ricordo della prima guerra! 
Mio padre voleva attaccare le bestie e per andare dove? Per andar profughi, perché dicevano che venivano giù i tedeschi. Volevano lasciare il vecchio Artuso, il padre di Bepi, e mia nonna. Mettiamo fuori un lenzuolo e bandiera bianca ... se fossero venuti qua i tedeschi a invadere.
Pensavano che ormai arrivassero, perché ... che erano qua sul Piave! Erano qua sul Piave e quando avessero passato il Piave sarebbero stati qua, a Venezia. 
È perché li hanno fermati, io non so...
I soldati hanno fatto danni soprattutto sulle piante. I cavalli ne hanno fatto morire, ma piante di pero!
I soldati avevano la loro cucina da campo, si facevano da mangiare qua; di là da loro [nella casa a fianco], dagli Artusi, c'era il comando ufficiali, con le sentinelle fuori.
Moglie. I comandanti che andavano a trovare la Catinetta di... in barca [di là del fiume Sile] ... sta zitto, taci, di quella roba là ... che mi mette in galera. È ancora viva! La moglie di D., la sorella di loro là, avrà 80 anni passati.
Franceschi. Qua c'erano soldati e cavalli; da loro - dai "Artusoni" - c'erano gli ufficiali, un comando di ufficiali.
Pavan. Dalle altre parti, nelle altre case, che lei si ricordi ce n'erano ancora soldati?
Franceschi. Io avevo pochi anni e non posso ricordarmi. Sulle scuole qua [di Sant'Angelo] hanno fatto ospedaletto da campo. Venivano giù i feriti dal fronte e li portavano là.
Le scuole sono sempre state così, ci andavo scuola io, in prima e dopo le ho sempre viste uguali.
E ne sono anche morti, di soldati, perché avevano la malaria.
C'erano le febbri, cosa c'era? La spagnola! Da noi qua, c'era il dott. Mafèra che veniva fuori, e diceva "fumar forte", e di tutti quelli che eravamo qua in casa ce ne sarà stato in piedi, uno. Gli altri tutti con la febbre, ma ti veniva la febbre a quaranta.
Erano i soldati in gran parte che sono morti. Non so se di civili ne sono morti, ma soldati sì che ne sono morti.
Moglie. Abitavo vicino alle scuole, da Reato. Sono la figlia di Piero, e mi ricordo che scappavamo via col carretto, che ci portavano giù basso a S. Angelo, sì, nella prima guerra. E le bombe che hanno buttato da Reato? Non abitavo là? Cosa!... Due buche che ci stava una casa dentro; andavano a nuotare i ragazzi, d'estate.
Franceschi. Col quattrocento e venti [calibro 420], mi pare che fosse. [Nel giugno 1918] hanno tirato dal Piave credendo di colpire la stazione, mentre sono andate a cascare una vicino a Vendramin, un'altra più in qua, un'altra da Marchi, e un'altra mi ricordo, stavo dando da mangiare ai "cavalieri" [bachi da seta], saranno state le dieci della mattina e hai visto le lapidi dei morti volare, sul cimitero dietro la chiesa di San Giuseppe, perché una volta i cimiteri era tutti vicino alla chiesa.
Quattro bombe, sono cadute qua a S. Angelo. Una da Marchi dove ora sta Orlando Florian [verso Canizzano, dopo via Torre d'Orlando], due da Reato giù, da Reatón là [in mezzo alla campagna] e un'altra qua, al cimitero di San Giuseppe [di Treviso].
I ragazzi vi andavano nuotare dentro. Anch'io. Le buche sono rimaste per poco e  finita la guerra sono state interrate. Ma erano buche più grandi di quelle che hanno fatto con l'ultima guerra. Con il quattrocentoventi che hanno tirato dal Piave...
Poi, quando è passato di qua, il cannone, hanno rinforzato tutti i ponti con i travi, perché avevano paura che crollassero. Era una bocca che era come da qua a ... sarà stata 12 metri.

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